BIOGRAFIA


Cenni autobiografici

Sono nato a Roccabernarda nel, lontanissimo, 1956, da padre e madre entrambi sarti. Il papà era indifferente alla mia passione per la magia, la mamma se ne vergognava, specialmente quando ho conseguito la laurea in Architettura.

Sin da piccolo ero affascinato da 'ventagli' e 'miscugli' e mi struggevo quando non riuscivo a capire i trucchi dei giochi di prestigio che mi capitava di vedere, sempre con interesse morboso. Ne facevo una questione cruciale, non potevo concepire, io che mi ritenevo perfetto sin da allora, povero me, che non ho mai dubitato che ci fosse il trucco in ogni magia, di non riuscire a capirlo.

Era una guerra psicologica all'ultimo sangue, quella che combattevo tra me e l'illusionista che mi capitava sotto tiro, ovviamente lui non ne sapeva niente dato che nemmeno ci conoscevamo, e devo dire che il più delle volte ne risultavo vincitore, riuscivo a realizzare lo stesso effetto, anche se, magari, poi scoprivo che l'inganno, il trucco, era diverso da quello che avevo creato io, ma funzionava.

Ho cominciato a manovrare le carte con un vecchio mazzo di Napoletane, uno nuovo non me lo potevo permettere, poi un po più tardi ho potuto allenarmi con le Modiano , ma sempre logore, nei bar, ma per me hanno rappresentato, 'le carte francesi', una conquista.

Sono appassionato di teatro, mi piaceva, e mi piace, recitare, anche questa volta sin da piccolo, e ti pareva. Senza cercarlo, nel gruppo amatoriale che recitavo per la prima volta, mi hanno dato la parte del protagonista, non so come ma ero riuscito a comunicare qualcosa della mia passione, e bravura, sì! perché tale s'è rivelata, fu un successone ancora ricordato, anche se, purtroppo, solo a Roccabernarda, ma è stata l'unica città dove abbiamo presentato il Lavoro. Di recente ho scritto una apprezzatissima , da occhi esperti, commedia, in una settimana, ma la meditavo da anni, la scrittura (o descrittura, io mi definisco descrittore, più che scrittore) mi ha regalato sempre tante soddisfazioni.

Di Roccabernarda, a proposito, si dice che è un paese dove si piantano patate e ne escono musicanti, infatti oggi vanta, su tremila e cinquecento abitanti, tre bande musicali, ma da sempre ne ha avuta, minimo, una, una scuola di musica a livello di Conservatorio, una dicitura sul tabellone stradale con 'Benvenuti a Roccabernarda città della musica', tutti suonano uno strumento, molte le chitarre e i fiati, ma anche violini, pianoforti, percussioni, e strumenti col nome strano, insolito, ecc...

Anch'io mi sono 'illuso' ma inutilmente, ho provato senza successo a diventare almeno musicante, se non musicista, l'illusione però è stata sempre il mio forte, così ho ripiegato sull'Illusionismo per avere il mio spazio di gloria, oggi dai rocchisani sono conosciuto come un bravo mago, bontà loro.

Mio cugino Giovanni Vaccaro è medico, ma con la chitarra in mano, da amatore, è un dio, adesso se le costruisce da solo, le chitarre, solo per passione. Io con la chitarra, nonostante ce ne ho speso tanto di tempo, e con mio cugino da insegnante, non sono riuscito ad andare più in la dell'accompagnamento, ma sono contento lo stesso perché almeno riesco a cantare, cosi così, in autonomia. E', questo , un piccolo omaggio, una parentesi, alla mia città natale che, comunque, ha pure qualche difettuccio, spiegando il clima 'artistico' in cui ho vissuto.

E' sul palcoscenico, durante l'intervallo tra due atti di una commedia, la mia prima esibizione importante, i giochi li ho attinti da spettacoli visti in televisione o dal vivo, ogni tanto c'era anche il mago alla festa patronale, e dal Manuale delle Giovani Marmotte che ero riuscito, con tanti sacrifici, a comprare a Crotone. Non utilizzavo attrezzi comprati, tutto fatto a mano, come fanno tanti, ma allora non sapevo nemmeno dell'esistenza delle case magiche e dei Club. In questa occasione ho ricevuto degli applausi, ma forse solo perché recitavo bene nella commedia.

Contemporaneamente ero uno svogliato, problematico, al limite della follia, studente del vicino Liceo Classico Diodato Borrelli di Santa Severina, catalogato tra i borghi più belli d'Italia (Santa Severina, non io), ha avuto la fortuna di non poter essere deturpato dall'edilizia rampante di espansione di allora perché situato su una altura limitata da pareti a strapiombo di svariati metri d'altezza. Ma è davvero bello, ci ho poi anche vissuto, con la mia famiglia, per più dieci anni, a Santa Severina.

Un po di 'poesia'.

Dalla mia finestra potevo osservare il mare di Crotone, a trenta chilometri di distanza. Dalla parte opposta dell'altura, invece, mi sorridevano, e le vedo ancora da Milano, le vette innevate della Sila d'inverno.

Per la preparazione del mio secondo spettacolo 'importante', di circa un'ora e mezza, qualche anno dopo il debutto, realizzato sempre a Roccabernarda, in un ampio garage adibito a cinema-teatro, contemporaneamente frequentavo i primi anni d'università, a Firenze, mi sono avvalso di qualche testo che intanto ero riuscito a reperire.

Possedevo alcuni volumi dell'opera di Salvatore Cimò reperiti in un negozio di cianfrusaglie, un ottimo testo che racconta della magia di Houdini, (HOUDINI IL MAGO di Walter B. Gibson), da cui ho realizzato l'evasione da un bidone di latta, il Manuale di Silvan ed ero già scritto da un paio d'anni al CMI di Alberto Sitta.

In quell'occasione ho presentato la levitazione della donna sdraiata sulle spalliere di due sedie, poi se ne toglie una. Ho realizzato il trucco con l'aiuto del fabbro vicino di casa. Il gioco andò bene ma qualcuno, al termine dell'effetto, ha notato che dalla nuca di mia sorella, aiutante ipnotizzata, 'sporgeva qualcosa'.

Peccato, soprattutto per la delusione che ho procurato al Sindaco, Franco Cicero, che durante l'esibizione non aveva abbastanza fazzoletti per asciugarsi le lacrime. Ma lui era anche un tipo abbastanza emotivo. Complessivamente il tutto andò benino, niente di più, ma la generosità dei miei compaesani, forse per solidarietà, o compassione, è riuscita a risparmiarmi il suicidio.

Ma già, per le strade, nei bar, e dove se ne presentava l'occasione, riuscivo ad ottenere ottimi risultati, soprattutto con le monete, addestrato da trucchi rivelati da Cimò e dall'impeccabilità di Aurelio Paviato da cui ho attinto, a sua insaputa, non i trucchi, che presentava già allora da lasciare di stucco, ma la personalità che invidiavo con livore già durante i raduni di Bologna. Di Lui non ho cercato di plagiare la personalità, dato che quella, essendo appunto 'personalità', non è possibile imitare, ma di rubarne, il 'modo' di porsi come Illusionista, la mentalità da mago, limpido, moderno.

Allora praticavo anche il mentalismo, il pickpocket, le corde, la manipolazione di carte, la scivolata, la falsa conta, la doppia presa, le palline di spugna, il provvidenziale falso pollice, l'uovo nel sacchetto, i palloncini e tante altre cose improvvisate e molto semplici ...facevo esattamente l'opposto di quanto sto cercando di predicare con questo libro, cioè mi impelagavo in troppe cose, nel superfluo, soprattutto quando l'obiettivo è la perfezione. Mi consola solo il fatto che anche la cose inutili possono almeno farci capire cosa non bisogna desiderare, ma anche allenano ad osare, a rischiare, investire. Se non si rischia, che è un investimento, difficilmente si riesce a emergere dal Solito.

Oggi ho abbandonato, per fortuna, quella mentalità, credo che il 'far bene poche cose', soprattutto agli inizi, sia la fortuna dell'Illusionista che, quando ha acquisito la personalità giusta, però quella 'sua', di trucchi semplici da trasformare in miracoli ne trova a iosa, te li tirano dietro. Cominciavo a farmi le ossa, tante volte me le sono spaccate, io complice, ma poi la perseveranza riesce a sanare ogni rottura.

Di per se imparare tante cose non è deleterio, anzi, ma occorre anche non essere dispersivi, ed io lo sono stato tanto, soddisfare la sacrosanta voglia di cogliere frutti. Specialmente agli esordi si ha la voglia di vedere subito dei risultati perché questi aiutano, motivano il lavoro, e concentrarsi su pochi giochi, tecniche, è la strada migliore.

Partecipai anche ad un concorso internazionale al FISM di Bologna, nell'Ottantatré. Tutti, o quasi, vinsero qualcosa, almeno un premio di consolazione, ed io non ero tra questi, rimasi però consolato dall'apprezzamento di qualcuno, tra cui Paviato, conoscente solo da spettatore ai suoi miracoli, che ebbero da esprimermi i loro complimenti, inattesi, per aver presentato l'unica routine, al Concorso, veramente originale.

Non vinsi niente perché non ero abbastanza maturo per poter presentare quello che mentalmente avevo sfornato. M'impappinai. Mancavo di freschezza. Ero alle prime armi e la giuria mi sgamò.

Un incontro importante, durante la mia permanenza decennale a Pisa, che mi è rimasta nel cuore, fu con Michael Rubinstein, ci siamo frequentati, accomunati dalla stessa passione, per cinque, sei anni, poi ritornò in America ma non ci siamo più sentiti. Colgo l'occasione per inviargli un caro saluto perché sto per parlare un po male di Lui e così potrà perdonarmi più facilmente. Scusate se mi sto facendo i fatti miei.

Michael Rubinstein era già un noto inventore di trucchi, pubblicava dispense fatte a mano con immagini prodotte personalmente a matita. Onesto e serio, dava merito al merito, meticoloso nel citare l'autore di ogni minima mossa che utilizzava nelle sue routine. Anche io, sin da piccolo, e ti pareva, ho avuto l'onore di essere stato citato, apparire, tra le pagine di Rubinstein per un falso deposito col mezzo dollaro gigante.

Ma egli affermava, dalla sua altezza, che con la magia, i giochi di prestigio, non è possibile guadagnarsi da vivere: ognuno può avere i suoi punti di vista, le sue debolezze e ...scheletri nell'armadio. Anche Rubinstein aveva il suo morto, e motto, indicibile, 'Con la magia non è possibile guadagnarsi da vivere' ma lo affermava serenamente, convinto, da americano sicuro delle sue ragioni, infatti è rimasto perennemente dilettante, credo lo sia ancora oggi sebbene bravissimo come sempre ed ancora di più oggi.

E se lo diceva Lui che con la magia non si riesce a vivere, io non potevo che restarne soggiogato, come accadde, data la mia creduloneria ed insicurezza; ma nel tempo, tanto, sono migliorato un pochino, e sono ancora al lavoro. Ogni qualvolta che ipotizzavo uno sbocco professionale alle mie magie incombeva su di me l'ombra della sua frase. Certamente Michael non è stata la causa prima delle mie debolezze a proposito ma ha dato un buon contributo.

Alla fine dei miei studi universitari, 'caldeggiato' dal pensiero di Rubinstein, ho deciso di abbandonare completamente l'Illusionismo, così facevo contenta anche mia madre, per dedicarmi, con la stessa passione per la magia, forse di più, alla professione di Architetto e Designer.

Mi sono allontanato dalla magia, senza sentirne la mancanza, per una quindicina d'anni, ...tranquilli che complessivamente quelli dedicati all'illusionismo sono molti di più, considerando la mia età. Ho ripreso, quasi per caso, a praticare giochi da circa cinque anni ad oggi, ma devo ringraziare la crisi nel campo dell'architettura che mi ha fatto puntare su questa arte che avevo dimenticato.

Prima della pausa avevo già realizzato una delle mie routine preferite: la sparizione di tre monete, autentiche, senza maniche. Lo so che le monete non hanno maniche ma io lo eseguo senza che le abbia io, le maniche, stupido! Le monete rimangono sempre nelle mani ed il risultato lo leggo dal, più o meno, solito commento estemporaneo: 'ma dove c**** sono andate a finire queste monete': il solito, simpatico, piacevole, tanto amato, scurrile, maleducato, spettatore.

Avevo già ideato il Mazzo Eta Beta.

Realizzato la mia versione, con quattro monete differenti, del reverse matrix (oggi Felix), la più semplice mai creata, nessuna tecnica complicata, basta sapere il trucco, poi si realizza con pochissimo esercizio.

Tanti trucchi, su oggetti; la maggior parte mai portati a termine, mai presentati.

Ma soprattutto amavo, ed amo, rivisitare le mosse fondamentali classiche.

L' impalmaggio classico di una moneta che, comunque si esegue, osservando la mano sul dorso, risulta sempre innaturale dato che il pollice deve pur sempre violare la naturale posizione per trattenere il dischetto metallico, ...certo che funziona, però rimane, in un eventuale fermo immagine o spettatore molto attento, quella posizione innaturale ingiustificata.

Il laping, poi, forse grazie alla mia ignoranza, lo vedo spesso eseguito in modo scorretto, innaturale, c'è tanto di sospetto e fuori luogo. Naturalmente anche in questo caso funziona, il problema è sempre la 'pulizia' del gesto.

E mi fermo qua perché non è nelle intenzioni di questo momento scendere in tutti i particolari tecnici di ciò che affermo; ma anche i giochi che ho presentato in questo volume

intendono, solo, dare corpo alle mie parole riguardo alla tecnica, dato che l'obiettivo fondamentale di questo scritto non è la diffusione di trucchi di magia.

In generale, la mia esperienza sul campo è legata soprattutto a tantissimi spettacoli ai tavoli, molti dei quali erano indotti, giustificati, da necessità economica ed incoraggiati dalla generosità di chi importunavo, devo dire sempre superba, più che soddisfacente, appagante, hanno rappresentato l'esperienza più pregnante di ciò che riesco a fare, nel bene e nel male, con l'illusionismo, ma anche ad innumerevoli spettacoli per bambini.

Nel 2010 preparo uno spettacolo dove si potevano cogliere i tratti caratteristici di queste mie note. "Serata di Illusionismo ed altro..." (Fig. 34) era il titolo dello spettacolo, la base era la magia: generale, micro, mentalismo.

Avevo con me una spalla eccezionale, il maestro Salvatore Calzone al pianoforte, che regalava la naturale simpatia della sua persona, brani di musica classica e accordi a qualche canzone napoletana che osavo cantare.

Tutto in piccole dosi, ragionate. L'ironia, il sorriso, fruiva dalle situazioni più che da battute comiche, che anche non mancavano, invitavo molte persone sul palco a cui il Maestro Calzone offriva puntualmente, con tanto di guantiera, il vino.

Impelagato ancora con l'architettura ho presentato lo spettacolo una sola volta.

La maggior parte di ciò che oggi presento è di mia creazione, non per orgoglio ma perché è ciò su cui ho lavorato di più quindi eseguo meglio, invento oggetti e li realizzo con la stampante 3D, affino mosse e attrezzi già esistenti, ma oggi evito di inventare e di lavorare su giochi nuovi, mi ci applico raramente, non perché non sento la vena, la verve, ma ritengo più utile, mi conviene, per diventare un bravo Prestigiatore, imparare meglio, affinare, ciò che già conosco.   

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