FINGERSI MORTO
Fingersi morto
La morte in se contiene enormi potenzialità, è l'evento più temuto ...specialmente se il soggetto in questione siamo noi. Ci fa paura morire, la morte è il nostro cruccio più grande. Un giorno non ci saremo più ma preferiamo sempre non pensarci. Invece c'è chi crede alla Vita Eterna. E' giusto temerne gli effetti, con la morte non si scherza ma qualche volta lo facciamo, ne ridiamo nelle barzellette, soprattutto perché possiamo ancora parlarne, siamo ancora da questa parte del cielo.
Della morte riusciamo a parlarne, a volta a riderne, solo se non siamo noi i soggetti coinvolti, quando si parla di quella degli altri l'evento diventa più sopportabile, non dico normale; alcune morti, ma quasi tutte, sono un vero strazio, rappresentano anche la nostra, come se si trattasse proprio di quella nostra, se non fisica, interiore.
Un argomento pericoloso, questo, poi parlarne a proposito di giochi di prestigio, considerati argomento leggero, può apparire una forzatura ed il rischio di citarla a sproposito è grande. Eventualmente chiedo venia e che succeda, quanto più, raro nel corso del libro.
Da un altro punto di vista, più alto, ma si tratta di collocarsi in una prospettiva ancora più particolare, c'è Chi ne ha fatto la Sua vittoria, nonché la nostra. In essa, nella morte, né ha prefigurato addirittura la vittoria sul mondo e poi quell'anticipazione, profezia, si è letteralmente avverata, senza la Sua morte tutto sarebbe rimasto come prima. Ma finisco (spero in bellezza), eventualmente, di tediare il lettore: Lui ci ha mostrato che non è la morte a dire l'ultima parola dato che è Risorto, come continuamente aveva predetto ai Suoi, sbigottiti, discepoli.
Cristo, in verità, parlava della morte delle cose che non vanno ed anche dell'uomo nei suoi difetti, uccidere i difetti credo nessuno possa dubitare sia cosa buona, solo con la morte di questi è possibile Risorgere, come col chicco di grano che se non muore non può dar vita alla pianta che ne porterà a volte cento, altre volte duecento volte di più, di chicchi. (Giovanni 12, 20-33).
Nonostante l'azzardo intuisco la presenza di un filo, forse molto fragile, che unisce gli argomenti di questo capitolo. Se non si percepisce mi si perdoni ancora, la colpa è mia.
Sto cercando di comunicare che anche nel nostro campo la morte può essere, e spesso lo è, una grande risorsa.
Gli uomini, ma anche gli animali, ricorrono spesso alla 'tecnica ' della finta morte , o resa, per, non solo, conservare la pelle ma anche ottenere una vittoria, poter vincere. Succede anche in azioni, necessarie alla sopravvivenza, create all'istante; nei film è tipica, specialmente nei thriller, nello scontro finale tra il buono ed il cattivo, perché realistica, la finta resa, o morte, di chi combatte, per illudere, l'Illusione è il nostro lavoro, l'avversario di aver vinto, indurlo ad abbassare la guardia e poter sferzare la mossa necessaria, indispensabile, alla propria vita.
Questa tecnica può essere provvidenziale anche durante una battaglia vera, essere una strategia programmata, pianificata: il nemico crede di aver vinto e non ritiene necessario dotarsi di rinforzi.
Nel gioco degli scacchi è l'identica cosa dato che riproduce, in modo fittizio ma reale, una contesa bellica, una
guerra. Non a caso i campioni di scacchi vengono coinvolti dai Governi in guerra per studiare strategie necessarie alla vittoria.
Gli esempi si sprecano anche nel mondo animale. Alcune specie di pesci, topi, serpenti, rospi, si fingono morti, rimangono immobili anche ore, cambiano colore: il camaleonte diventa bianco o si annulla alla vista tra i colori che lo circondano, il rospo rimane immobile, a pancia in su ed emana addirittura odore di cadavere, eccetera .
I maghi non possono dichiararsi morti, qualcuno lo ha anche fatto, almeno nella leggenda che è riuscito a montare o gli hanno attribuito, ma far credere di essere stati 'sgamati', di essere perdenti, vinti, proprio come in battaglia, dato che ogni volta che ci esibiamo ne combattiamo una, per fortuna per giocare.
Anche il fine è simile a quello della morte fittizia degli animali: salvare la vita, o renderla migliore, nel nostro caso l'effetto, ma anche l'esistenza, dato che nel nostro immaginario a volte patologico o, semplicemente, passionale, la riuscita di una esibizione può rappresentare questione di vita o di morte ...morale.
Con le finte morti il gioco diventa più bello perché il contrasto tra ciò che si crede e quanto avverrà risulta molto amplificato, proporzionalmente alla differenza tra le due situazioni. La dolce 'batosta' è maggiore perché si passa da uno stato di quiete, di stasi, ad uno di istantanea dinamica, un fulmine a ciel sereno, indotto dall'epilogo inaspettato. L'inatteso risveglia, scuote, porta novità e, quando non è particolarmente traumatico, è più che gradito.
Curiosando più in profondità, con qualche esempio, il processo diventa ancora più comprensibile. E si tratta di tecniche, comunque, ampiamente praticate, fanno parte del bagaglio tecnico necessario a creare un buon gioco di prestigio perché lo rende, sempre di più, efficace e godibile; non di
rado è indispensabile alla mera riuscita dell'effetto. Fa parte della tecnica della misdirection, regina dell'illusionismo.
Gli esempi, già praticati da Illustri, non si contano. Chi osserva crede che l'oggetto fatto sparire o da far apparire si trova dentro o dietro l'altro oggetto presente sulla scena o nella mano, presentata, magari appositamente, sospetta. Lo spettatore non bada più tanto alla nostra forza, credendoci stecchiti, a ciò che facciamo, perché ormai crede di sapere dove si nasconde l'oggetto, si prefigura la vittoria e la nostra ...morte definitiva. Siamo riusciti a fingerci morti.
La tecnica è praticata anche durante le manipolazioni veloci, istantanee, sono flash dalla bellezza indescrivibile. Ne ho assaporato il fascino, e capito l'importanza gustando, già da ragazzino, le magie di Silvan che riesce a trasmetterlo con estrema efficacia, godibilità, maestria, da Unico al mondo, quale Egli è.